Non sono razzista ma…

nn sono razzista

di Maria Giulia Molinaro - Consulente e progettista di servizi al lavoro e formazione professionale, attenta al complicato e articolato settore della cooperazione internazionale.

Non sono razzista ma… i “vu’ cumprà” non li tollero con la loro insistenza nel venderti i loro amuleti portafortuna;

Non sono razzista ma… gli zingari mi fanno ribrezzo, sono fastidiosi, puzzolenti e molesti inclini solo a ladrocinio e ruberia;

Non sono razzista ma… gli extracomunitari che ci rubano il lavoro farebbero bene atornarsene da dove son venuti e via dicendo…

Migliaia di volte sentiamo qualcuno usare queste frasi che immancabilmente si concludono con qualche episodio negativo legato ad una particolare etnia. L’essere umano tende, in generale, di fronte alle complessità del mondo, a semplificare la conoscenza e a selezionare solo i dati che ritiene importanti.

Considerando la realtà sociale, la semplificazione inevitabilmente porta a costruire categorie alle quali attribuiamo caratteristiche/stereotipi individuati da fattori socio-culturali e politico-economici. Lo stereotipo, utilizzato per prevenire e per controllare, diventa strumento che distorce la conoscenza, ostacola l’interazione ed esaspera quegli aspetti che generalizzano. In questo senso per stereotipo intendiamo un insieme abbastanza rigido di credenze negative che un gruppo di individui condivide rispetto a un altro gruppo di persone generando un atteggiamento sfavorevole verso persone che appartengono ad un determinato gruppo sociale, – si tratta del pregiudizio – che fa nascere comportamenti discriminatori e fa aumentare le segregazioni.

Le politiche di ospitalità messe in atto negli anni dalla Regione Toscana in generale e in particolare dalla città di Firenze sono state faticose, difficili, ma anche coraggiose, attente e in tanti contesti funzionali. La Regione Toscana attraverso una legge regionale n.2/00 interviene per la tutela dell’identità dei Rom e Sinti, per lo sviluppo culturale con lo scopo di favorire la comunicazione tra culture; promuove iniziative di orientamento, formazione professionale e di aiuto all’occupazione, ma se pensiamo agli ormai non più recenti eventi sui Rom che affollano lo scalo ferroviario per fare elemosina e accattonaggio è evidente che non basta; gli strumenti utilizzati dal Comune per limitare il fenomeno sono risultati scorretti e totalmente inefficienti a rispondere a obiettivi e priorità di una buona governance.

Sappiamo che per ottenere buoni risultati di inclusione sociale è necessario un approccio integrato di lungo termine, perché tentare di disapplicare il pregiudizio?