Quei 10 milioni per il lavoro dei giovani

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Caro Direttore,

l’intervista a don Momigli pubblicata sulle pagine de La Nazione domenica scorsa ha centrato il punto. La preparazione di Firenze agli Stati Generali della Chiesa e all’arrivo di Papa Francesco passa per una sola strada: riscoprire l’essenziale. Ce lo ha ricordato il responsabile dell’Ufficio Pastorale, illuminando di nuova luce il messaggio di Bergoglio.

Questa è l’unica via per procedere spediti verso un nuovo Umanesimo. E riguarda tutti: nessuno escluso. In gioco c’è l’Uomo in carne e ossa, appunto, e il suo futuro. Una posta altissima che nessuno può permettersi il lusso di ignorare.

Ora il passo successivo, quello più difficile auspicato da Bergoglio, come ci ha ricordato don Momigli: seminare speranza nelle nuove generazioni orfane di una guida sicura. Farlo significa renderli protagonisti e sottoscrittori di un patto sociale che li includa. A partire da un’occupazione da generare oltre che da tutelare.

La rotta è tracciata, farla seguire a tutta Firenze è compito di Palazzo Vecchio, oltre che delle coscienze di tutti noi. A partire dall’essenziale con la E maiuscola: i giovani e il lavoro. Farlo, equivale a destinare risorse, supportare intraprendenza, valorizzare le persone e liberare le energie di una città intorpidita. Dove trovare le risorse? Togliendo a chi spreca e infrange questa regola. Secondo il recente report Istat un’azienda partecipata su tre è in perdita mentre in tutta Italia il rosso ammonta a più di un miliardo di euro.

Nella lista nera dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli le società toscane con capitale pubblico e bilancio in rosso erano 150. Nel 2014 la black list contava anche alcune delle 20 aziende fiorentine.  La giunta Nardella pochi mesi fa ha reagito presentando un piano di razionalizzazione «blindato» dal decreto del sindaco: si scende da 20 a 13 società, via le partecipazioni dirette e indirette e fusione per quelle che gestiscono servizi affini. Risparmio stimato? Dieci milioni di euro. Bene.

Ora è necessario che ogni singola goccia, di quello che potrebbe essere petrolio per abbattere la disoccupazione fiorentina sotto il 7 percento e tagliare quella giovanile nella fascia 15-24 anni sotto il 28 percento, sia utilizzato subito.

Sul capitolo lavoro i grandi assenti dal patto sociale sono stati i giovani che lavorano o ambiscono di farlo nella cultura, ormai in molti con la valigia pronta per scappare da questa città che non riesce a valorizzare la sua storia, e  nel turismo, che nonostante i dati importanti registrati anche questa estate non sta sviluppando nuove opportunità occupazionali. E sono a rischio esclusione, se non avviene un cambio di rotta, anche tutti quei giovani che si specializzano nell’economia della conoscenza o nell’innovazione. I giovani fiorentini ad un anno dalla laurea hanno un stipendio medio di 895 euro, pochi luoghi dove sprigionare progetti e pochi interlocutori con cui consigliarsi per poi destare interesse in qualche finanziatore.

Quei 10 milioni di euro potrebbero essere il primo passo. Ma soprattutto un piccolo germoglio di quella speranza tutta da seminare. Come ci ha ricordato don Momigli.

Lapo Cecconi

Portavoce Gente di Firenze